Saluto della Preside alla scuola

Rende, 14 giugno 2019

 

Finisce qui.

Una vita fra i banchi, nelle aule, nei corridoi di tante scuole; tanti giorni passati con ragazzi, docenti, collaboratori scolastici, in segreteria; tanti volti incrociati, tante mani strette, tante parole scambiate con i miei compagni di questo viaggio lungo e bellissimo.

E’ opinione comune che le cose belle abbiano breve durata, ma per me non è stato così.

Oltre ogni difficoltà o problema, la mia esperienza scolastica mi ha regalato sempre e comunque la gioia di esserci ogni mattina a condividere una fetta di umanità, di professionalità, di sogni con chi mi circondava.

Non avrei potuto immaginare di più e meglio!

La scuola è parte di me : è nell’anima, nella mente, nel cuore.

 Non sarà né potrà essere mai un ricordo; non sarà né potrà essere mai declinata al passato!

E’ in quel che sono diventata e che sono come persona e , pertanto, è un patrimonio inalienabile di valori, di sentimenti, di affetti, di esperienze, di vissuti!

Non ci può essere, perciò, alcun addio da se stessi né alcuna sensazione di distacco, se non fisico dalle abitudini quotidiane.

I luoghi che contano sono quelli che ciascuno porta con sé, nel cuore: più ci si esercita ad amarli, più si espandono.

Nel mio cuore ci sono tutte le persone che ho conosciuto, che mi hanno dato e a cui ho cercato di dare.

Sono davvero tante: non c’è stato nessuno di quelli incrociati sul cammino della mia vita da cui non ho preso qualcosa, che non mi abbia insegnato qualcosa, che sia passato senza lasciare traccia.

Anche dietro le apparenze più antipatiche, contrappositive ,distanti dal mio modo di pensare e sentire, ho sempre cercato di considerare la persona che avevo di fronte con il suo bagaglio umano, per poter offrire un tentativo di dialogo.

Non presumo assolutamente di esserci riuscita, ma è importante che abbia tentato. Comunque ho dovuto impegnarmi alla pazienza, alla comprensione, alla mediazione. E di ciò ringrazio.

Ringrazio altrettanto tutti quelli che mi hanno regalato un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio sincero, una confidenza inaspettata, un’emozione spontanea, il sacrificio del proprio tempo, che poteva essere impiegato altrove e diversamente, l’entusiasmo non tanto per le cose fatte quanto per l’idea di fare altro e di più per gli altri,la capacità di ascoltare, l’ottimismo dell’intelligenza ,la speranza di un domani migliore di oggi,la gioia di ritrovarci dove e come ci eravamo salutati, la certezza di un’alba serena dopo il buio della notte!

Con il passare degli anni la vita mi ha insegnato che tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere felici è già nel palmo della nostra mano, ma spesso non abbiamo il coraggio di vederlo e accettarlo perché guardiamo ad essa con la miriade di orpelli contingenti che importiamo dalla quotidianità: interessi di parte, etichette di facciata, titoli inutili ,ruoli sociali, rapporti frettolosi, convenevoli sterili.

Davvero l’essenziale è invisibile agli occhi!

Ciò che a volte ci rende inquieti non è nelle situazioni che ci circondano o nelle vicissitudini che ci capitano o nelle cose che vorremmo e  non abbiamo: è nel modo di guardare noi stessi e l’universo circostante  pensando più  a ciò che non possediamo che a ciò che ci viene offerto e perdendo di vista ciò che siamo e possiamo dare al mondo,piuttosto che fingere di essere ciò che non saremo mai!

L’uomo è nato per essere imperfetto, non per essere un dio!

Accettare i nostri limiti vuol dire accettare la nostra umanità, riconoscerla nel prossimo e capire che nessuno arriva alla meta da solo, che ha bisogno degli altri per completarsi e che soltanto insieme si può essere felici.

La scuola è comunità : è sintesi di umanità, di speranza, di condivisione; è essere se stessi con gli altri.

Non c’è un primo e un ultimo: ci siamo noi!

Vorrei che, fra i mille ostacoli di questo cammino, questa verità possa accompagnarvi  per gli anni a venire e rimanere nel vostro cuore.

In quel noi, per me, ci siete stati  tutti  come spero di esserci stata  io per voi!

Per una volta non faccio l’appello, basta uno sguardo che parla più di tante frasi, un silenzio che ciascuno , se vorrà, potrà riempire col ricordo di un momento vissuto insieme, che mi auguro sia stato bello.

Un ultimo pensiero, se me lo consentite, va ai miei genitori.

Se sono andata avanti negli studi e nel lavoro lo devo al loro esempio. Mi hanno insegnato tre cose importanti: serietà, dignità, onestà.

Spero,dal profondo del cuore, di averle onorate!

Vi lascio con le mie tre parole magiche, che vado ripetendo forse fino alla nausea, ma che rispecchiano il senso del mio incontro con ciascuno di voi .

Grazie, Scusatemi, Vi voglio bene.

Semplicemente

Eleonora Saia

 

 

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